La fine del marchesato aleramico
era inevitabile sia per il già illustrato sminuzzamento
territoriale che aveva impedito la formazione di una grande
signoria, sia, d'altro canto, per le guerre fra i vari regni
europei che videro molto spesso il Piemonte teatro di scontri
armati.
Clavesana seguì quindi la sorte di tutti i piccoli paesi
langhetti: una progressiva decadenza sociale ed economica, che
in questo paese fu meno grave che altrove dalla fine del XIX
sec. in poi, per l'installazione di un importante opificio.
Ricordiamo alcune date che hanno una certa importanza per la
storia interna del paese.
Nel 1770 fu eretta la chiesa parrocchiale (ancor oggi esistente)
dedicata a S. Michele Arcangelo, su progetto di un discepolo
di Francesco Gallo.
Verso il 1878 fu iniziata la costruzione del ponte in muratura
che attraversa il fiume Tanaro collegando la frazione Madonna
della Neve con il capoluogo (su progetto del cav. V. Filippi).
Il ponte stesso fu poi distrutto dai partigiani per ostacolare
l'avanzata dei nazifascisti e ricostruito nel 1948.
Nel 1885 in località Gerino, sulla sponda destra del
Tanaro si iniziò la costruzione di un cotonificio,
passato poi al gruppo Olcese, che segnò la rinascita
economica del paese poiché giunse ad occupare fino
a cinquecento operai. Da un libro pubblicato da questa ditta
nel 1939, si ha la dimostrazione del fatto che Clavesana non
conservava ormai nulla dell'antico splendore: il cotonificio
non prende infatti il nome dal paese in cui sorge, ma viene
definito "Cotonificio di Carrù".
Si ha notizia inoltre che già alla fine del secolo
scorso nella frazione Ghigliani esisteva un asilo sorto in
seguito ad un legato di L.10.000 lasciato da Paolo Viviano
(nato a Clavesana il 15-3-1843 e morto a Torino il 23-6-1885).
Nel 1936 il capo del governo approvò lo stemma ed il
gonfalone di Clavesana; a quella data risale anche uno studio
di L.C. Bollea che spiega si la derivazione del nome che dello
stemma del paese.
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