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| GUIDA: Cenni storici - Marchesato
di Clavesana (1 parte) |
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| Il periodo storico di maggiore splendore
per il paese di Clavesana è indubbiamente l'Alto Medioevo quando
fu sede di una dinastia aleramica (Signori del Monferrato).
Il ceppo aleramico, d'origine franco-salica, discende da una
casa del Kent del VI secolo., da cui derivarono anche i re di
Provenza, d'Italia, i conti di Savoia e d'Auriate, i marchesi
di Romagnano, i duchi d'Aquitania, i conti di Tolosa e d'Orange,
i Capetingi, i Valois, i Borboni e gli Orleans. Questa dinastia
prende il suo nome da Aleramo, marchese della Liguria occidentale,
la quale fu una delle grandi marche in cui vennero divisi Piemonte
e Liguria dall'Imperatore Ottone I. Le altre due erano quella
della Liguria orientale e quella di Torino o Arduinica o Auriate.
Alla morte di Aleramo (verso il 1000) la marca fu divisa in
tre parti che diedero origine ai due rami della famiglia: i
marchesi di Monferrato aleramici e i marchesi di Savoia. Da
questo secondo ramo discese anche Tete II che ebbe in premio
dall'imperatore Enrico II la contea del Vasto, in Abruzzo. Suo
figlio Bonifacio fu perciò chiamato marchese del Vasto. Contemporaneamente
(sec. X/XI) nel contado di Bredolo (Mondovì e paesi limitrofi)
signoreggiava la casa arduinica la cui ultima discendente, la
contessa Adelaide di Susa, due anni prima di morire (1089) lasciava
al vescovo di Asti il contado stesso. Tra i vari principi che
contesero l'eredità della contessa Adelaide chi più di tutti
si avvantaggiò fu appunto Bonifacio marchese del Vasto che riuscì
a conquistare un territorio corrispondente all'attuale provincia
di Cuneo. Egli era nipote della contessa Adelaide in quanto
sua madre Berta era sorella della stessa. Bonifacio del Vasto
ebbe Otto figli, ma nel suo testamento diseredò il primogenito,
che portava il suo stesso nome, perché aveva fatto causa comune
con i suoi nemici. Dopo la morte di Bonifacio marchese di Vasto,
avvenuta tra il 1130 ed il 1135, i figli, compreso il primogenito
diseredato, diedero vita a varie famiglie nobiliari liguri e
piemontesi: da Bonifacio, il diseredato, derivarono i marchesi
d'Incisa; da Manfredi I quelli di Saluzzo; da Guglielmo quelli
di Busca; da Ugo o Ugone quelli di Clavesana; da Anselmo quelli
di Ceva e del Carretto; da Enrico I i successivi marchesi di
Savona; da Bonifacio il minore quelli di Cortemilia e da Oddone
quelli del Loreto. Ugo, divenuto marchese di Clavesana nel 1142,
scelse come propria residenza questo paese probabilmente perché
facilmente difendibile in quanto la parte più alta del suo territorio
è circondata da ogni parte da invalicabili dirupi erosivi detti
Perticali ("Clavesana... con i suoi strani Perticali" G. Carducci)
alti in alcuni punti più di duecento metri, che ne fanno un
singolare esempio di territorio - fortezza. Il marchesato di
Clavesana comprendeva, oltre al paese, a nord le terre ed i
castelli di Somano, Dogliani, Monchiero, La Morra, Farigliano;
a ovest Lequio e Piozzo; a sud Marsaglia; a est Mombarcaro,
Gottasecca, Monesiglio, Camerana, Saliceto, Cengio, Rocchetta,
Bormida e tutto il territorio, il borgo e il castello di Millesimo,
Olazza e il territorio di Cairo di là dal Bormida, Carretto,
Vignale e Vignarola con il castello di Croce Ferrata e di Biestro.
Inoltre al di là dell'Appennino possedeva, in comune con i marchesi
di Ceva, le terre ed i castelli della valle di Renzo e di Cedano,
con il vassallaggio dei signori di Pornassio e di Cusio, di
Docio, di Almo verso ponente, di Lavagna, d'Aquila e Gavenola,
di Castelvecchio, di Zuccarello e Balestrino. A questo marchesato
si aggiunsero una parte dell'eredità del marchese di Cortemilia,
morto senza prole, ed anche Oneglia con la sua valle. Nel 1170
il primo marchese di Clavesana, Ugone, moriva senza eredi: i
suoi possedimenti passavano al fratello Anselmo di Ceva che,
alla sua morte (1178), li lasciava al figlio primogenito Bonifacio
I con il marchesato di Albenga, destinando invece al secondogenito
Guglielmo I il marchesato di Ceva |
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