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GUIDA: Cenni storici - Origine del nome e dello stemma
 
Le prove storiche dei diritti dei vari comuni a portare il proprio stemma non furono facilmente reperibili perché i Giacobini piemontesi nel 1798 diedero alle fiamme in Torino, attorno agli alberi della libertà, le pergamene dell'archivio camerale che conteneva fra le altre carte i consegnamenti araldici.
L'unico dato reperibile per quanto riguarda Clavesana fu uno stemma eseguito in acquerello dall'ing. Filippi verso il 1880 figurante nell'albo pretorio del comune.
Il Filippi raffigurò uno scudo a fondo azzurro con due chiavi d'oro incrociate e sormontate da una "C" in nero. Lo scudo, contornato da due rami, uno di alloro e uno di quercia, porta in alto una corona formata da un cerchio di mura sormontate da quattro merli guelfi.
L'azzurro e l'oro dello stemma non furono introdotti a caso: essi erano i colori dei primi signori di Clavesana, i marchesi aleramici discesi da Ugone.

Il comune di Clavesana, quando sorse in contrasto con i diritti feudali dei vari signori succeduti agli antichi marchesi, volle affermare che le ragioni di sovranità di quei primi erano passate al comune che inalberò quindi nel suo gonfalone i loro colori araldici (come fece ad esempio anche Bricherasio che prese il leone rampante in campo d'argento dei suoi primitivi signori Anscarici, inscrivendo in alto "I. D." che sta per "Primus Dominus").
Se è facile scoprire l'origine dei colori dello stemma, assai più incomprensibili risultano gli altri due elementi:
le chiavi incrociate e la "C". Il Bollea li riferisce ad un errore toponomastico commesso nel XVII sec. da mons. Agostino della Chiesa il quale pensò che il nome Clavesana derivasse da un antico "Clavis Januae" (Chiave di Genova). Ciò non è possibile perché se il suffisso "ana" può corrispondere a "Januae", non altrettanto si può dire per "Clavis". Infatti la base latina "Clavis" si è trasformata nel dialetto locale in "ciau" o "ciav" e se l'ipotesi di Agostino della Chiesa fosse esatta questo toponimo si pronuncerebbe "Ciausana" oppure "Ciavesana". Inoltre Clavesana si trova in una posizione geografica tale da non rappresentare alcun punto strategico sulla via per Genova.
Il nome del paese deriva invece, secondo uno studio del prof. Pietro Massia, dalla base "Calvisiana", nome di una "gens " che nel Piemonte meridionale ricorre frequentemente nelle lapidi gentilizie romane. Il nome "Caivisiana" (trasformatosi poi in "Clavisiana" per un fenomeno di presonanza o di metatesi e in seguito ancora in "Clavesana" per un indebolimento delle "i") era in origine un aggettivo retto da "villa" o "domus" e significava terra della gente Calvisia.
Si deduce quindi che le chiavi nello stemma del paese furono introdotte solamente dopo il 1600, in seguito allo studio del saluzzese Agostino della Chiesa, quando probabilmente fece la sua apparizione anche la "C" in nero ed anch'essa ha sapore saluzzese, in quanto 1 'iniziale del nome del paese nello stemma comunale è propria delle terre dell'antico marchesato di Saluzzo (Saluzzo stessa, Carmagnola, Racconigi, ecc.), mentre difficilmente la si vede comparire altrove.
L'attuale stemma di Clavesana fu probabilmente concepito o da mons. Agostino della Chiesa o da qualche dotto che conosceva i manoscritti dello stesso e molto facilmente prima del 1600 Clavesana issava sul proprio gonfalone solamente l'azzurro e l'oro degli antichi marchesi aleramici.




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